PSA - EFSA segnala aumento dei focolai in suini e cinghiali nel 2025
Il virus della peste suina africana continua a rappresentare una delle principali minacce sanitarie per il settore suinicolo e per la fauna selvatica: a confermarlo è l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) che nell’ultimo rapporto epidemiologico e nello studio scientifico pubblicato di recente evidenzia un aumento dei focolai sia nei suini domestici sia nei cinghiali selvatici. Dopo alcuni segnali di miglioramento negli anni precedenti, il 2025 segna una nuova ripresa della diffusione del virus, riportando l’attenzione sulla necessità di rafforzare le misure di prevenzione e controllo a livello europeo; le Autorità nazionali raccomandano un potenziamento della biosicurezza negli allevamenti e un monitoraggio costante della fauna selvatica, ritenuti strumenti essenziali in assenza di vaccini disponibili.
Secondo i dati raccolti dagli Stati membri, nel 2025 i focolai nei suini domestici sono saliti a 585, con un incremento del 76% rispetto all’anno precedente, mentre nei cinghiali si è registrato un aumento del 44%, con oltre 11.000 focolai complessivi. In totale, la malattia ha interessato 14 Paesi dell’Unione europea, compreso il ritorno della peste suina africana in Spagna dopo oltre trent’anni di assenza, evento che ha suscitato particolare attenzione a livello comunitario. Gran parte dei focolai è stata individuata tramite sorveglianza passiva, basata sulla segnalazione di sospetti clinici o sul ritrovamento di carcasse, a conferma della necessità di sistemi di monitoraggio rapidi e capillari per limitare la diffusione dell’infezione.
La maggior parte dei casi nei suini domestici si è verificata in allevamenti di piccole dimensioni, ma non mancano episodi anche in strutture più grandi, a conferma delle difficoltà nel contenimento del virus quando le misure di biosicurezza risultano insufficienti o non correttamente applicate. Parallelamente, il cinghiale si conferma il principale serbatoio del virus, contribuendo alla sua persistenza nell’ambiente e alla trasmissione verso gli allevamenti.
La presenza diffusa della peste suina africana in Europa è segno di una difficoltà ad interrompere la circolazione del virus tra fauna selvatica e allevamenti: la gestione della malattia è strettamente legata alla capacità degli Stati membri di mantenere misure costanti e coordinate nel tempo. In questo contesto, la prevenzione continua a rappresentare l’unico strumento realmente efficace per contenere una dinamica epidemiologica ancora instabile.
African swine fever outbreaks increase in pigs and wild boar across the EU
Epidemiological analysis of African swine fever in the European Union during 2025