Nato a Milano nel ‘52, Pierluigi Crippa è da sempre un associato AISA, ossia da quando prese forma per la prima volta in Italia l’Associazione, verso la fine degli anni Settanta, sotto il nome di Aschimici. Nel 1986, l’organismo senza fini di lucro prese l’attuale nome e in seguito divenne a tutti gli effetti un’associazione professionale di categoria.
Formatosi come zootecnico e nutrizionista animale, Pierluigi Crippa ha sviluppato la propria carriera all'interno di multinazionali farmaceutiche, con esperienza in Italia e all’estero, è oggi Country Manager e Amministratore Delegato di Merial Italia, società del gruppo Sanofi-Aventis e azienda leader a livello mondiale nel settore della Salute Animale, nonché membro della Commissione Direttiva di AISA.
D - Perché è nata AISA?
R - Già negli anni ’70 si avvertiva, nel settore della Salute Animale, la necessità di un’associazione a sé stante rispetto a quella del farmaco umano. In quegli anni ciò significava cominciare a dare una risposta alle specificità di cui necessitavano le aziende farmaceutiche operanti nel settore della salute animale. Gli utilizzatori diretti dei farmaci per animali erano allora pressoché solo allevatori, in quanto si parlava quasi esclusivamente di animali da produzione, e la cultura dell'animale da compagnia era quasi sconosciuta. Non è più così oggi, dove AISA rappresenta un vero e proprio punto di riferimento per il comparto della salute dell'animale da compagnia. Negli ultimi 30 anni infatti sono sempre più le famiglie o le singole persone che scelgono di condividere la propria casa e la propria vita con animali quali gatti, cani o altro. Per meglio tutelare la salute degli animali domestici e di chi vive loro accanto, indissolubilmente legata dalla loro convivenza in un ambiente domestico, è necessario capire e rispettare le esigenze degli animali. Esigenze che AISA cerca di diffondere. Garantire agli animali una vita serena e sana è, oltre che un atto dovuto, un dovere verso noi stessi. Per quanto riguarda gli animali da reddito, invece, si tratta, attraverso la cura e il mantenimento della salute degli animali, di certificare e garantire la salubrità delle carni, del latte e dei prodotti derivati che arrivano sulle tavole dei consumatori finali.
D - Qual è la mission di AISA?
R - La risposta è riassumibile in tre punti:
1. Diffondere una corretta informazione e cultura sulla salute animale, aiutando, ad esempio, il proprietario a capire che cure migliori per il proprio animale vengono solo dai farmaci specifici, sviluppati e prodotti esclusivamente per gli animali. Esiste ancora il convincimento, infondato, diffuso tra persone poco informate, che sia possibile poter curare i propri "amici" animali con gli stessi medicinali preparati per la cura dell'uomo. Così come non cureremmo mai un figlio con un antibiotico prescritto al nostro cane, altrettanto dovrebbe valere nel caso opposto e quindi non dovremmo mai dare al nostro animale un farmaco che il medico prescrive per noi. Si tratta di specie diverse, con differenti tolleranze ai farmaci e che abbisognano rispettivamente di una propria cura. Questo vale nel raffronto fra animale e uomo ma anche fra differenti specie animali. L'uso scorretto e indifferenziato del medicinale è frutto di un retaggio culturale e di cattive abitudini che risalgono a 30 anni fa, quando si consideravano i medicinali per uso veterinario come un derivato della farmacologia umana, che destinava al mercato della Salute Animale i prodotti meno elettivi della propria ricerca. Fortunatamente la ricerca è avanzata e oggi il mercato veterinario dispone di prodotti innovativi, unici, destinati alle diverse specie animali e sviluppati nel rispetto delle esigenze del benessere degli animali.
Non va inoltre dimenticato che, proprio per l'importanza e unicità che i farmaci rivestono per l'uomo e la necessità di preservarne l'efficacia nel tempo, è importante che uomo e animali non usino gli stessi farmaci. Questo renderà più difficile la comparsa, da parte di virus e batteri che si moltiplicano nell'ambiente frequentato da uomini e animali, di fenomeni di resistenza più elevata ai farmaci, la cosiddetta "cross contamination", se questi non sono comuni ad entrambe le popolazioni.
2- Fornire informazioni, indicazioni d'uso sui nuovi medicinali e sulle strategie di prevenzione e cura delle malattie che affliggono i nostri animali. Essere la voce, nelle sedi legislative nazionali ed europee, delle competenze e delle necessità delle aziende della salute animale. Oggi la registrazione di un farmaco veterinario non è più solo nazionale ma avviene a livello internazionale e il farmaco è sottoposto a valutazioni e screening complessi, non dissimili da quelli del farmaco umano. In questo senso possiamo dire che all'interno della Comunità Europea esiste una registrazione unica e un criterio unico di registrazione del farmaco. Questa è stata
un’ importante tappa degli ultimi 15 anni, che ha portato a un innalzamento della qualità del farmaco veterinario e, al tempo stesso, a un’assicurazione, per il cittadino e consumatore Europeo, che i prodotti destinati agli animali siano i più sicuri e rispettosi degli stessi. Negli animali da reddito questo vuol dire garantire carni o prodotti derivati, quali latte, formaggi e uova, più sicuri per il consumatore.
Il consumatore Europeo deve sapere che le carni prodotte in Europa se sono, in alcuni casi, più costose di quelle provenienti da altri continenti, lo sono proprio perché sottoposte a rigidissimi criteri di controllo da parte delle autorità europee, che riguardano tutti i componenti della produzione e dell'allevamento. In questo contesto il farmaco veterinario, viene utilizzato solo ed esclusivamente per garantire la salute e il benessere degli animali e solo quando strettamente necessario, sotto la responsabilità del veterinario, che è l’unico che ne autorizza l'uso. Il veterinario al tempo stesso, risponde in prima persona alle Autorità Sanitarie Nazionali della sua attività. AISA, insieme alle altre associazioni di categoria europea, associate in IFAH, l'associazione delle Industrie della Salute Animale a livello Europeo e mondiale, opera attivamente affinché politiche sempre più chiare siano emanate nel rispetto degli animali e dell'uomo”.
3. Promuovere la ricerca attraverso il sostegno a quelle politiche legislative che permettano alle aziende della Salute Animale di operare nelle condizioni ottimali per continuare a ricercare e produrre farmaci sempre più innovativi e specifici per le varie specie animali. Trovare nuovi farmaci, che siano al tempo stesso efficaci e con i minori effetti secondari, diviene sempre più difficile e costoso. Mentre negli anni Cinquanta il concetto di uso dei farmaci, ad esempio gli antibiotici, considerava poco i possibili effetti secondari, anche perché l’alternativa a essi era spesso solo la morte dell’individuo, oggi abbiamo un’informazione e metodi molto più sofisticati per valutare i “pro” e i “contro” di un nuovo farmaco. Questo ci permette di disporre di specifici prodotti per la cura differenziata non solo di animali e uomini, ma anche all’interno dello stesso individuo, dove possiamo operare diversamente su differenti organi bersaglio, rispettandone la specificità. Vi sono, ad esempio, antibiotici specifici per le vie respiratorie e altri più adatti per le vie urinarie, e così via dicendo, in grado di minimizzare gli effetti secondari. Questo ha portato a criteri di valutazione autorizzativi di un farmaco, sempre più avanzati e stringenti, ma al tempo stesso a una complessità maggiore e a un maggior dispendio di risorse per poter sviluppare il farmaco. Non dimentichiamo poi che, soprattutto nella Salute Animale, prima di curare, è per noi fondamentale prevenire le malattie. Questo perché spesso dobbiamo tutelare animali che vivono in gruppo, e il rischio di diffusione delle malattie è più elevato. Le Società che operano nella veterinaria danno dunque grande spazio alla ricerca sui vaccini e alla scoperta di nuove tecniche e strategie di vaccinazione, per assicurare, in ogni condizione e in ogni ambiente, la salute degli animali attraverso il potenziamento delle intrinseche difese immunitarie naturali”.
D - Come nasce il codice etico di AISA?
R - Il codice etico, fondamentale in AISA, è nato dall’esigenza di porci contemporaneamente come società che ricercano farmaci per il benessere degli animali, ma al tempo stesso come società che li commercializzano. Avevamo bisogno di dotarci di una serie di regole etiche che ponessero noi e i nostri collaboratori, nel loro operare quotidiano, all'interno di un modello comportamentale che privilegiasse sempre il fine del nostro fare: il benessere e la salute degli animali e dei proprietari degli animali che ricevono i nostri prodotti. Questi modelli etici di riferimento non sono dissimili da quelli in vigore negli altri Paesi europei o negli Stati Uniti. In particolare, nella Comunità Europea, si sta diffondendo una filosofia etica dell'operare nel settore del farmaco veterinario, che risulta sempre più unitaria e favorita da regole oramai uniche per tutti i Paesi.
Aderendo ad AISA, le aziende decidono di sottostare di fatto a un Codice, a regole condivise e pubbliche, che regolano la commercializzazione, l'informazione, la comunicazione sul farmaco veterinario in aggiunta alle norme di legge, il cui rispetto è scontato. Il Codice Etico è quindi una modalità restrittiva comportamentale che opera soprattutto sul livello qualitativo di come si fanno le cose. Un Comitato Deontologico, composto da esperti non appartenenti alle società di AISA, dirime eventuali questioni sorte fra gli associati, chiarisce dubbi interpretativi sulle norme e stabilisce ciò che è possibile e ciò che non è possibile fare. In sostanza il Codice Etico è una garanzia aggiuntiva rispetto alle norme di legge, di una modalità etica di operare nel settore del farmaco veterinario.
D - Considerazioni sul vostro operato a livello nazionale?
R - Le aziende italiane sono sicuramente all'avanguardia nel panorama europeo, per reattività e co-operazione con le Autorità Sanitarie nazionali, e, insieme agli altri partecipanti della filiera del farmaco (veterinari, grossisti, allevatori), nella prevenzione e contrasto delle epidemie. Non a caso l'Italia è forse il paese che negli ultimi anni ha reagito con più tempestività e, soprattutto, ha meglio controllato le epidemie che colpiscono gli animali. Sia che si tratti dell'influenza aviaria, piuttosto che della malattia della lingua blu nei bovini e ovini, della febbre denominata "West Nile" nei cavalli o nella diffusione della rabbia. E potrei nominarne altre ancora.
Il sistema italiano di sorveglianza delle patologie animali, attraverso gli Istituti Zooprofilattici a carattere Regionale, è unico in Europa e rappresenta una sentinella che dà l'allarme immediatamente quando una patologia tende ad affacciarsi nel nostro paese. In questo contesto l'azione delle aziende della salute animale che operano in Italia ha dimostrato un'efficacia e una reattività strabiliante negli anni, ponendo sempre, e in breve tempo, a disposizione delle Autorità sanitarie e dei veterinari, presidi e farmaci capaci di contrastare le malattie, evitando le morie prolungate e diffuse che altri Paesi hanno sperimentato. Esistono competenze produttive e di ricerca nel nostro paese che si sono consolidate nel tempo e che vanno preservate.
D - Che cosa dunque manca al settore e alle aziende di AISA?
R - In sintesi, e dico cose non nuove, manca un Sistema Paese che valorizzi e faccia uso delle nostre competenze e risorse. Abbiamo bisogno di un’Amministrazione Pubblica a livello Centrale e Regionale che proceda all'unisono e non in posizioni divergenti. Abbiamo bisogno di norme semplici e chiare per la registrazione di nuovi farmaci e per l'aggiornamento dei farmaci già registrati, di tempi certi e che, a livello nazionale,vengano poste in atto politiche che sostengano la ricerca delle aziende. Abbiamo bisogno di politiche Regionali che tutelino le produzioni italiane tipiche di carni e derivati alimentari, all'interno di un giusto equilibrio fra uomo e animali e che gli allevamenti non siano criminalizzati.
Le aziende della salute animale non ‘bussano a quattrini’, al contrario sono contribuenti generosi, ma chiedono al legislatore che le loro competenze e specificità siano ascoltate. Nessuno più di noi conosce le esigenze della Salute Animale: chiediamo solo, quando si parla di Salute Animale, di essere interpellati e poter mettere a disposizione di tutti e per il benessere di uomini e animali, quello che abbiamo costruito in più di mezzo secolo di attività.