PSA: l'Italia risponde alle raccomandazioni della CE

07 ottobre 2026

L’Italia ha rafforzato il sistema di controllo della Peste Suina Africana, ma resta una criticità importante: la biosicurezza negli allevamenti, soprattutto nell’applicazione quotidiana delle misure; è quanto emerge dall’audit condotto dalla Direzione generale Salute e sicurezza alimentare della Commissione europea (DG SANTE) dal 15 al 26 settembre 2025.

Nel rapporto, l'UE riconosce i progressi compiuti sul fronte di tracciabilità, sorveglianza, capacità diagnostica, controllo dei movimenti e coordinamento delle attività: il sistema italiano dispone infatti di strumenti normativi e informatici strutturati e consente generalmente una risposta tempestiva ai focolai. Restano però differenze nell’applicazione delle misure di biosicurezza tra gli allevamenti. Da qui le quattro raccomandazioni rivolte all’Italia: rafforzare i controlli sulla biosicurezza, rendere più realistici gli obiettivi di riduzione dei cinghiali, garantire il rispetto delle regole per i movimenti dei suini dalle zone soggette a restrizioni e migliorare la sorveglianza della fauna selvatica.

Nella risposta trasmessa nel luglio 2026, l’Italia annuncia la revisione del decreto ministeriale sulla biosicurezza, da applicarsi già a partire da gennaio 2027, e un nuovo manuale per i controlli ufficiali negli allevamenti suinicoli ad alta capacità, collegato alla checklist ClassyFarm; l’obiettivo è quello di rendere più uniformi i controlli sul territorio, riducendo le differenze nell’interpretazione delle non conformità. Sono previsti anche maggiori controlli successivi alle irregolarità e una formazione continua dei veterinari.

Particolare attenzione viene riservata alle deroghe ai divieti di movimentazione nelle zone di restrizione. L’Italia punta a uniformare le procedure, implementandone alcune a scopo cautelativo, come il blocco automatico del documento elettronico di movimentazione fino alla verifica dei requisiti da parte del medico veterinario ufficiale. In questo ambito, il portale sviluppato dalla Regione Lombardia per la gestione delle deroghe viene indicato come un modello efficace, con l’obiettivo di valutarne l’estensione a livello nazionale.

Sul fronte della fauna selvatica, la risposta italiana indica una popolazione nazionale stimata tra 1 e 1,5 milioni di cinghiali: la strategia di contenimento mira a una riduzione di almeno un terzo della popolazione stimata, concentrando gli interventi nelle aree a maggiore rischio. I dati saranno monitorati attraverso Vetinfo, mentre sono allo studio sistemi di camera trapping e REM per migliorare le stime della popolazione. Inoltre, l’Italia sta anche potenziando la ricerca delle carcasse, grazie a nuove unità cinofile e una maggiore specializzazione dei nuclei operativi; il rafforzamento delle attività è sostenuto anche dalla collaborazione con l’ENCI.

La risposta italiana delinea così un sistema sempre più integrato, basato su biosicurezza, controllo dei movimenti, sorveglianza dei cinghiali e strumenti digitali. La vera sfida, ora, sarà assicurare che le nuove procedure vengano applicate in modo uniforme e concreto sul territorio.

Aggiornamento del quadro normativo - Nel 2026 il Commissario straordinario ha adottato il nuovo Piano nazionale 2026-2028 per la gestione dei cinghiali nelle aree indenni da PSA e, ad agosto, il Piano strategico operativo per il sub-cluster Piemonte-Liguria. Sul fronte europeo, la Commissione ha aggiornato a settembre e nuovamente a ottobre 2026 la mappa delle zone soggette a restrizione in Italia nell'ambito del regolamento UE 2023/594, anche alla luce del nuovo caso registrato nel Lazio.